La Nuova Jeep Cherokee

“Noreplacement for displacement”, non c’è niente come la cilindrata: è il mantra di Paolo Pallotti, direttore tecnico della divisione powertrain di FCA
Emea. L’ingegnere piemontese ci presenta così il nuovo turbodiesel di 2.2 litri
(2.184 cm3 per l’esattezza) che spinge la Jeep Cherokee Limited che stiamo
guidando: 200 CV (147 kW) a 3.500 giri, 440 Nm di coppia massima a 2.500 giri,
Euro6. Un motore progettato e costruito in Italia, a Pratola Serra (AV).

Common rail a 2.000 bar. L’aumento della cubatura, ci spiega Pallotti, ha permesso di centrare gli obiettivi
“di potenza, erogazione della coppia ed efficienza nei consumi” e di
mantenere basse le emissioni di CO2 senza ricorrere a soluzioni costose e
complesse. La testata, realizzata di alluminio, ha le camere di combustione
riviste in funzione della pressione di alimentazione del nuovo sistema common
rail, che ora lavora a 2.000 bar con otto iniezioni di gasolio per ogni ciclo.

Attrezzato per l’off road. Chiamandosi come si chiama, Jeep appunto, anche il nuovo 2.2 litri turbodiesel si avvale di
un sistema d’aspirazione protetto dall’ingresso dell’acqua e, secondo i dati
forniti dal Costruttore, può affrontare una profondità di guado fino a 48 cm.
Sempre nell’ottica dell’utilizzo in fuori strada, in tema di corretta
circolazione di olii e combustibile il motore sopporta inclinazioni
longitudinali fino al 60% e trasversali fino al 45%.

Armonizzazione. Ci bastano pochi metri per
cominciare ad apprezzare il lavoro di affinamento e armonizzazione fatto sulla
Cherokee: dalla modulabilità del pedale dell’acceleratore al migliorato
accoppiamento tra motore e cambio - l’automatico ZF a nove marce con
convertitore di coppia - fino all’intervento dei sistemi di ausilio alla guida,
tutto concorre a innalzare la qualità della guida. La Cherokee si muove lieve,
apparentemente senza resistenze, dando l’impressione di essere leggera da
guidare.

Giusto dimensionamento. Il “due-litri-e-due”, al di là di quello che la potenza massima potrebbe
indurre a pensare, non è un motore sportivo. Per fortuna, verrebbe da dire. Qui
cubatura, potenza e soprattutto coppia lavorano assieme al cambio a nove marce
per rendere la guida più disinvolta, per assecondare il confort, per dare la
sensazione di essere al volante di un’automobile con un motore correttamente
dimensionato. E lo si capisce in salita o al primo sorpasso da completare
rapidamente.

Consumo. Il nuovo quattro cilindri - una profonda evoluzione del noto 2.0 litri, dal quale eredita essenzialmente solo
la misura di interasse dei cilindri, 90 mm - è silenzioso, generoso e,
riferendosi alle indicazioni del computer di bordo, neppure molto assetato di
combustibile: guidando da buon padre di famiglia, abbiamo visto i 12 chilometri
con un litro di gasolio.

Non ci sono differenze. Due i
livelli di potenza: sulla Cherokee Longitude il 2.2 Multijet II viene offerto
con una potenza ridotta elettronicamente di 185 cavalli (cioè 136 kW) ed è
sempre abbinato al cambio automatico a nove marce. Identici i valori di coppia
massima e di emissioni di CO2, 150 g/km. E identica è anche la percezione al
volante: 15 cavalli in meno o in più nella parte alta del contagiri servono a
poco (cambia di tre km/h la velocità massima, 201 anziché 204).

I prezzi. L’ultima annotazione riguarda il
listino: la Longitude 185 CV ha un prezzo di 45.900 euro, mentre per la Limited
- l’allestimento più apprezzato dal mercato - ci vogliono 50.500 e 54.000 euro,
secondo il tipo di trasmissione, Active Drive I oppure la più completa Active
Drive II (con marce ridotte).

Fonte: Quattroruote




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